HEAVEN #3692 L’immagine che vedi
HEAVEN #3692 L’immagine che vedi, 3 gennaio, 2011
Dio disse:
Tu partecipi alla vita, e osservi. Tu sei l’osservatore che osserva te stesso.
Quando sei arrabbiato, credi che qualcuno abbia causato la tua rabbia, ma la rabbia è una carta che tu distribuisci a te stesso.
La rabbia più comune è la vanità. La rabbia nasce dall’ego e dice: “Come osano? Non possono dire o fare questo a me o trascurarmi o disdegnarmi in questo modo. Non glielo farò passare liscia.”
Questa rabbia nasce dalla tua mancanza di autostima. Sostieni che gli altri debbano darti ciò che tu non dai a te stesso. E così, quando qualcuno parla male o agisce male, t’infiammi e sei sicuro che gli altri debbano ritirare le loro parole o le loro azioni e rivolgere a se stessi la loro mancanza di rispetto per te. Tu insisti su questo. “Non possono farla franca”, dici. “Non possono prendermi così alla leggera. Io sono una persona. Non ne avevano il diritto.”
Tuttavia, sei stato tu a offendere te stesso, e adesso sei l’arbitro degli altri che non ti hanno reso l’omaggio di cui devi sentire un gran bisogno. Ti rendi ridicolo per aggiustare un torto percepito. Ti rendi ridicolo e scivoli in una posizione di rabbia inutile. Fai a pugni con te stesso in uno specchio, e sei furioso con l’immagine che vedi. Ti piace pensare che stai difendendo te stesso quando è il tuo ego ad aver drizzato le sue orecchie. L’ego ti sussurra che devi difenderti. “Rendi la pariglia”, dice la rabbia.
Si dice che la bellezza sta nell’occhio di chi guarda. Anche l’offesa sta nell’occhio dell’offeso.
Prima di tutto, non hai bisogno della considerazione di un altro. Considerazione o mancanza di considerazione non significano molto. Entrambe sono irrilevanti. Sia la considerazione sia il disprezzo sono illusori. Apprezza te stesso abbastanza da non farti prendere da ciò che davvero non ti riguarda.
E così, un addetto al servizio clienti, per esempio, che non ti conosce affatto, ti offre un servizio scadente e quindi, ai tuoi occhi, diventa un tuo nemico. Che cosa ha a che fare con te il suo servizio scadente, tanto da farti sentire offeso? Il fatto che lui non sappia fare di meglio o non gliene importi di fare di meglio, che cosa ha a che fare questa cosa con te, che sei soltanto una voce al telefono? Ed è questo che è anche l’altro, una voce al telefono, qualcuno che sta seduto là e non sta facendo un grande lavoro. Devi prenderlo sul personale? Devi ribellarti? A che pro? La tua rabbia non dimostra forza. Dimostra debolezza. La rabbia è la tua debolezza, non la debolezza di qualcun altro. Quando qualcuno ti offre un servizio scadente, non devi dargli un responso scadente.
Gli addetti al servizio clienti scorretti, che rappresentano un’azienda o rappresentano se stessi, non sono la tua formazione né la tua rovina. Quando ti infiammi, perché ti consideri nel giusto, stai rappresentando Me? Quanto bene stai svolgendo il tuo lavoro? Quanto bene stai rappresentando Me?
Invece di umiliare te stesso, elevati. Invece di promulgare guerra, promulga pace. Non devi continuare qualcosa che crea o perpetua la lotta. Non ti stai umiliando per salire più in alto. Pensavi forse di sì?
Non devi continuare al telefono con l’addetto al servizio clienti, né devi attaccargli il telefono in faccia. Puoi venirne fuori.
Sto parlando di addetti al servizio clienti, perché è così facile vedere che, davvero, essi non hanno nulla a che fare con te. Quando si tratta delle persone che ti sono più vicine, vale lo stesso discorso, eppure è più difficile da vedere. Tuttavia, l’insoddisfazione degli altri appartiene a essi stessi, e la tua appartiene a te. Abbassa i pugni, amato.
Heavenletters
Copyright@ 1999-2011
Traduzione di Paula Launonen

