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HEAVEN #4112 Tu non sei fragile

HEAVEN #4112 Tu non sei fragile, 27 febbraio, 2012

Dio disse:

È facile essere felice quando sei felice. È naturale essere felici quando tutto va bene. È meno facile per te essere felice quando affronti delle difficoltà.

In teoria, tu capisci che è compito tuo avere felicità nonostante le circostanze. In pratica, può darsi che scopri che il tuo cuore duole. Non vuoi il dolore nel cuore, eppure ce l’hai. Non sei esattamente un esperto nel ritornare ad uno stato di felicità o almeno ad uno stato che non sia infelice. Vorresti essere bravo a farlo. Stai facendo del tuo meglio, solo che il tuo meglio non è come vorresti che fosse.

Non hai trovato l’interruttore da cui puoi accendere e spegnere la felicità.

So che ti stai domandando perché l’infelicità sia facile come cadere giù da un tronco, perché per una minuscola cosa avversa la tua felicità è rapidamente rovinata. In un lampo, la tua felicità è strappata a metà, e tuttavia dieci cose positive non sembrano restituire la felicità così facilmente. Perché è così? A che cosa hai ceduto il tuo potere? È possibile che una parola avversa ti tagli a metà e parole gentili non possano rimetterti in sesto?

Ma tu non sei fragile. Puoi essere rimesso in sesto.

Una cosa da fare è togliere la tua mente dalla strada infelice su cui si trova. È ovvio che devi spostare la tua attenzione. È qui che avere un’occupazione ti è di vantaggio. Il fatto che tu debba andare a lavorare ti mette in moto. Devi porre la tua attenzione da un’altra parte. Devi prepararti. Devi andarci. E devi occupare la tua mente con altre cose mentre sei al lavoro. La tua mente non può essere su due cose contemporaneamente.

Dimorate nella Mia casa, amati. Servire gli altri è la chiave. È una chiave grande. Persino un servizio riluttante contribuisce a farvi uscire da dove forse siete bloccati. Per il lavoro rinunciate al dolore. Forse state a guardare l’orologio, eppure, mentre guardate l’orologio, un evento così ordinario, non state seminando distruzione nel vostro cuore.

Datevi il permesso di essere brevi col dolore. Considerate la sofferenza un ladro. L’infelicità non è comandata. Non è necessario che la teniate. Non è nobile. Non è vostra amica.

Non sto parlando di finzione. Ci sono degli angoli della vostra mente, dove un dolore profondo salterà fuori, però non c’è bisogno che vi soffermiate a lungo su pensieri che causano dolore al vostro cuore.

Sì, esiste una linea sottilissima tra l’onorare il dolore e lo spostarlo dove esso è placato. E se non ci fosse alcuna causa per il dolore? E se non fossero date delle ragioni per esso? E se non esistesse il senso di perdita? E se non ci fosse nulla che assale il senso di felicità, anche una felicità discreta? E se poteste lasciare andare il dolore?

Non è che mettete il dolore in un armadio e chiudete a chiave la porta e fate finta che non esista. Però, nello stesso tempo, siete sportivi e non vi aggrappate ad esso. Non è che lo reprimete. È che andate avanti con la vita.

Forse avete imparato a conoscere il dolore troppo bene. È possibile che il dolore sia diventato una medaglia d’onore, e lo onorate più della felicità. Forse pensate che il dolore sia onorevole e altruista e che la felicità sia meno onorevole e più egoista. È il contrario. La felicità è più onorevole della infelicità. Entrambe sono reali sulla Terra, e tuttavia Io vi chiedo di tenere la felicità davanti a voi, illuminando in questo modo il mondo.

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Traduzione di Paula Launonen