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Heavenletter #5402 Contabilità

Heavenletter #5402 Contabilità

Dio disse:

Tutto e tutti esistono dentro di te. Tu getti una rete e ritiri la rete che hai gettato.

Ora, questo suona molto simile a: “Come semini, così raccoglierai”. Ti chiedo di lasciar andare il concetto di scambio equo perché, quando sei generoso e buono, puoi anche essere colpito mentre qualcun altro, che non è generoso o così buono secondo te, può raccogliere una fortuna. Allora potresti gridare: “È ingiusto”.

Può darsi che sia ingiusto, ma protestare non fa altro che rallentare te stesso. Puoi gridare “ingiusto” quanto vuoi, e non arriverai da nessuna parte. Allora la tua immagine di te stesso è quella di una persona che è stata trattata ingiustamente. Non è l’immagine che ti vuoi portare appresso. Non vorrai tenere l’immagine di te stesso come uno che è stato calpestato o tradito, certamente non da Dio o dalla vita o comunque tu possa chiamarlo.

Ricordati, stai vivendo in un mondo che potrebbe essere chiamato Terra di fiabe. Può esserci una buona storia senza qualcosa che non sia in equilibrio? Anche se tutto finisce in maniera meravigliosa, dove può essere la storia se sai con certezza quello che accadrà?

Le storie nel mondo non si estingueranno mai, e non tutte le storie hanno un lieto fine. Possono esserci dei temi da scoprire dietro le quinte, ma la storia stessa deve essere raccontata, letta o messa in scena su un palco o in un film o in TV – e nella vita.

Non stiamo parlando di punizione. Stiamo parlando a un livello più sottile. Quando dai gioia, sei il ricevente della gioia nell’istante del dare. Quando dai dolore, sei il ricevente del dolore anche se ti consideri vittorioso. Tu sei il ricevente ultimo di ciò che dai, perché è questo il livello a cui stai operando.

Le cose stanno così: Se usi un pennarello indelebile color porpora per fare un dipinto, un po’ del colore indelebilmente si attaccherà alle tue mani. La tua coscienza è la tua coscienza. La tua coscienza può arrivare solo fino al punto a cui arriva. Se commetti un atto odioso, sei stato tu a commetterlo. Se commetti un atto meravigliosamente generoso, sei stato tu a commetterlo.

Se avveleni qualcuno, punizione significherebbe che sarai avvelenato o che la tua vita e quella dei tuoi figli finisca in qualche altro modo altrettanto intenso. Non è così che funziona la vita, né Io vorrei che funzionasse così. Questo assomiglia di più a una vendetta. Come fareste ad uscire da questa strada stretta? Quando ci sarebbe una conclusione?

L’atto compiuto è la retribuzione stessa.

Pensa in termini di un unico tempo del verbo, ossia il tempo presente. Pertanto, come può esserci una ricompensa più tardi o una punizione successiva? Il tuo ricompensare un altro è la tua ricompensa. È istantanea. Ferire un altro ti tocca, sia che tu capisca o meno che il cosiddetto altro è il tuo stesso Sé.

Considera il concetto di punizione in termini della Mia attenzione. Dai, pensi davvero che Io Mi occuperei della contabilità necessaria per realizzare quello che è chiamato karma? Né assumerei qualcuno per fare la contabilità. Ho dei pensieri migliori da pensare e atti più amorevoli da compiere. Non fare del karma il capro espiatorio.

Vorrei chiedere perché la punizione può sembrarti giusta e desiderabile e importante. Questo sembra come una scuola elementare o persino una scuola materna dove un bambino potrebbe dire: “Lui mi ha colpito per primo, così l’ho colpito anch’io”.

Io non direi nulla di così vanaglorioso come: “La vendetta è Mia”. La vendetta non è affatto congeniale a Me.

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