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Heavenletter #4422 La percezione erronea della giustizia

Heavenletter #4422 La percezione erronea della giustizia, 2 gennaio, 2013

Dio disse:

L’idea di giustizia o di ingiustizia significa contare sul fatto che il passato influenza il presente. Per la vostra mente, il passato e il presente devono essere in correlazione. Tuttavia la vostra esperienza è che, senza alcun motivo conosciuto, qualcosa di non richiesto accade.

Per quanto potete vedere, il mondo non è giusto. Per quanto potete vedere, c’è a stento giustizia. Perché uno guadagna e un altro perde? La disuguaglianza sembra essere un tratto della vita nel mondo.

È stato detto che tu scrivi il tuo proprio copione, che l’hai scritto e firmato molto tempo fa. È facile firmare in anticipo per qualcosa che accadrà più in là. Il futuro è sempre lontano.

Ecco cosa vogli dirvi. Imparziale e giusto – questa è una teoria. Risparmiate il fiato e smettetela di cercare ciò che è imparziale o giusto o equo, comunque possiate chiamare questa equazione elusiva. Se quello che state cercando è una sorta di vittoria, ciò non è di vostra competenza. Cercare giustizia è un coinvolgimento che vi tiene legati. Le guerre nascono dalla ricerca di giustizia, solo che non c’è un accordo su che cosa sia la giustizia.

È equo che in Florida faccia caldo e in Alaska faccia freddo? Che cos’ha a che fare con questo l’equità?

C’è ben poca vittoria nel rimproverare ogni ingiustizia. C’è ben poca vittoria nel lottare e lottare. Lotta una volta, lotta due volte, e poi fai una tregua con la vita. In qualche modo nella vita può convenirvi prendere quello che la vita vi consegna come la vostra parte equa, anche se non potrebbe esserla, e andare avanti da lì. La vita non deve essere giusta. Non potete comandare la vita. Siete semplicemente qui per vivere la vostra vita, qualunque cosa succeda.

Aggiustare i torti è attenzione posta sul passato. Se ponete troppa attenzione su quanto ingiusto è il mondo, dove vi porta questo? Se gran parte della vostra attenzione ed energia va nella riparazione dei torti, siete nell’arena sbagliata. Se la riparazione dei torti è il fondamento della vostra esistenza, fate un torto a voi stessi. Vi trattenete dall’andare avanti.

Quella che vedete come tragedia non è giusta. Dalla vostra percezione, la morte del corpo non è giusta. Equo o sbagliato o giusto, non sono le domande da fare.

La morte accade a destra e a manca, ma non secondo la vostra percezione della giustizia e non secondo la vostra volontà. Allora, tanto vale che facciate pace con la morte e facciate pace con la vita. Più che ‘tanto vale’, dovete farlo.

La domanda ‘perché’ è spesso una deviazione. Una domanda migliore è: “Come vado avanti da qui?” La domanda ‘perché’ vi fa entrare in un circolo vizioso. Non c’è fine ad esso. Nella vita si tratta di più che di ponderarla, cercando di dare una vostra interpretazione di quello che ha un senso negli eventi della vita.

La risposta a ciò che accade nella vita è sempre: “Continua ad andare. Continua ad avanzare.” La domanda non è: “Cos’ho fatto per meritarmi questo?” Prima di poter andare avanti, dovete lasciarlo andare. Meritato o immeritato, non è la questione. Non è affatto la questione.

Non potete misurare la vita. Quando la vita vi butta giù, alzatevi. Non cercate delle giustificazioni, amati. Forse è di questo che si tratta nel perdono. Non vi tenete il passato. Non ve lo tenete stretto. Non lo scuotete. Non attribuite troppa importanza ad esso, né vi sdraiate e rinunciate, dicendo: “Mi arrendo.” Vi alzate e continuate ad andare avanti.

Il vostro scopo non è quello di dolervi per la disuguaglianza della vita. Non c’è bisogno che amiate ogni dettaglio. Non c’è bisogno che la comprendiate. La vivete. La vita è un grande progetto propostovi. Siete vivi sulla Terra, e la vivete, e siete molto più grandi di quello che accade nella vita, così com’è vista dall’esterno.

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