Heavenletter #4202 E se potessi lasciare i tuoi fardelli a Dio
Heavenletter #4202 E se potessi lasciare i tuoi fardelli a Dio,
27 maggio, 2012
Dio disse:
E se tu potessi lasciare le cose a Me? E se potessi lasciar andare tutto quello a cui ti aggrappi così saldamente? E se tu potessi? E se lo facessi?
Quale peso cadrebbe dalle tue spalle. Quanto saresti sollevato. Quanto ti sentiresti leggero, quando lasci i tuoi fardelli a Me. Lasciali alla Mia porta, o lasciali ai Miei piedi. Per Me, sono come nulla. Per te, sono tutto. I fardelli sono dei pesi che porti. Non portarli. Non sei obbligato a portarli.
Non intendo che tu faccia finta che non ci siano. Intendo che ti togli quello zaino di fardelli dalle spalle. Togli quello zaino. Portarlo in giro non risolve nulla. Toglierti i fardelli dalle spalle, li risolverà. Come minimo, ti sentirai più leggero.
Che cos’è che te li fa portare in giro, come per tenerli in custodia? A che serve? Ti appesantisce soltanto il passo. Ti fa piegare la testa e appesantisce le tue spalle. Fare cadere i tuoi guai, migliorerà la tua postura. Migliorala adesso.
La parola impavido è una buona parola. Quando porti in giro i tuoi fardelli, sei intimidito. Togli i tuoi fardelli e sarai impavido. Perché non essere impavido? Non c’è bisogno che i guai ti mordano le calcagna.
Se non sai come risolvere ciò che ti pesa, perché portarlo in giro con te? Metti giù i tuoi guai.
A volte i guai scompaiono da soli. A volte i guai non scompaiono finché non sono finiti. Nel frattempo, che cosa stai facendo, opprimendoti con i guai che se ne stanno andando o anche con quelli che stanno arrivando? I tuoi guai sono la musica di sottofondo che ascolti?
Sembra che tu creda di dover avere dei problemi, che tu pensi che i guai facciano parte della vita, parte di te.
E se tu arrivassi a pensare che i guai non debbano necessariamente perseguitarti? Non c’è bisogno che i guai siano alle tue calcagna. Datti una pausa dai guai. Se i guai ti troveranno, ti troveranno senza il tuo aiuto. Puoi lasciarli a se stessi. Non c’è bisogno che li aiuti. Non c’è bisogno che te li porti appresso.
Abbandona il fardello dei guai. Lasciali al margine della strada. Se hai una difficoltà, è sufficiente. Occupati di quella, quando c’è, non prima e non dopo. Persino dopo che un guaio è stato risolto, non hai forse continuato a portartelo in giro come se fossi obbligato ad esso? Che cosa pensi di dovere al passato, amato, che continui a sobbarcartelo?
Finiscila con l’idea del guaio. Se non ci fosse un termine per esso, esisterebbe? Se non ci fosse un termine per guaio, il guaio esisterebbe? Faccio questa domanda seriamente.
E se i guai fossero considerati solo come delle buche nella strada. Nessuno salta di gioia per le buche, però nessuno si fa nemmeno battere da esse. Oh, beh, sono soltanto delle buche nella strada. Le buche non sono le tue favorite. Né sono tue nemiche. Sono semplicemente lì. Non sono una cosa grossa. Tu controlli la strada con o senza le buche.
E se i guai fossero chiamati buche nella strada? Una buca qua, una buca là. Finora te la sei cavata, superando ogni buca. Non puoi che farcela attraverso le buche nella strada. Le buche non ti inseguono. Sono là, e poi sono finite. Le superi ogni volta. Le buche nella strada sono quello che tu dici che sono, niente di più, niente di meno. Le buche nella strada sono, beh, solo delle buche nella strada.
Heavenletters
Copyright@ 1999-2012
Traduzione di paula Launonen

