Heaven #672 Ciò che sai essere vero
Dio disse:
Soffrire è umano. Non è Divino.
Le cose stanno così: Ti trovi in cima alla più alta montagna e sei saldamente assicurato ad una forte fune. Non puoi farti male. Puoi dondolare da un lato all’altro, ma solo fino a un certo punto, e non puoi cadere più in basso della lunghezza della corda, poiché essa ti tiene, e tu sei al sicuro.
Ma se sei sulla cima della montagna e non sai o non credi che una fune robusta ti tiene, avrai tanta paura. Quando il vento ti butta giù dall’orlo di una roccia, la fune ti tiene ugualmente, ma tu associ la caduta alla paura. Ti senti solo e totalmente alla mercé del vento e della forza di gravità e delle rocce sottostanti e della distanza che diminuisce e del tempo tra te e l’inesorabilità del terreno sottostante.
Ma tu non puoi essere distrutto, perché sei tenuto dalla fune dall’alto, una fune invincibile dall’alto. La tua paura è infondata. Non ti può succedere nulla. Non puoi essere distrutto mai. Solo il tuo corpo può. Solo il tuo corpo. Non tu.
E questo vale anche per tutti gli altri esseri nel mondo. Nulla può toccare nemmeno essi; solo i loro corpi.
Non lo sai che l’energia non va mai persa?
Tu non puoi evaporare. Non puoi scomparire. Ciò che tu sei, è eterno. Non ti può accadere nulla di male. È solo che tu chiami il tuo corpo te stesso. È solo che tu chiami la tua identità terrena te stesso. Ti sbagli su chi sei e sulla tua estensione.
Esiste un forte legame dal Cielo che ti tiene. Questo è innegabile. Ma tu lo neghi. Così c’è la fune stessa e poi c’è la tua consapevolezza di essa. Forse ne hai sentito parlare, ma non sei sicuro al 100% che ci sia. Altre persone possono avere fiducia in essa, ma tu non ti ricordi di averla vista e non osi fare affidamento su essa.
Nel frattempo, fai affidamento sui tuoi sensi fisici e fai affidamento sul tuo corpo, come se la corporalità fosse la somma totale di te.
Le tue paure sono per il tuo corpo o per l’immagine personale che hai disegnato per te stesso nel mondo. Tu puoi perdere il tuo corpo. Ma il tuo corpo è irrilevante per la verità di te. Puoi perdere la tua immagine nel mondo. Il tuo corpo e l’immagine che hai di te stesso possono perdere soldi, reputazione, un arto e la presenza materiale di altri, ma non la vita. Non la tua, né quella di chiunque altro. La vita tu l’hai, qualunque cosa accada. Tu sei vita. Non puoi mai essere separato dall’esistenza.
Quando vivi una perdita che è grande per te, la esprimi in effetti in termini fisici. Dici che il tuo cuore è spezzato. Hai subito un colpo. Senti fisicamente la perdita. Sei così coinvolto col tuo corpo.
Ora, non fraintenderMi, il corpo ha un suo posto. Ma è tuo solo per un po’. Ha una data di scadenza. È come un libro della biblioteca che dovrai restituire un giorno.
Tuttavia è solo umano sentirsi offesi da quella data continuando ugualmente a pensarci sempre da qualche parte nel fondo della tua mente, o anche apertamente, a seconda delle tue circostanze.
In ogni caso, il corpo arriva alla fine. E prima o poi, anche se per una mancata scelta, avrai solo il legame del Cielo su cui contare. La volontà umana non riesce semplicemente a farcela più. Ti rimane solo il Divino.
C’è qualcosa nell’essere umano che non crede che egli morirà mai. Intimamente, egli sa che questa è la verità. I corpi vengono e vanno, ma ciò che egli è, rimane.
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Traduzione di Paula Launonen