Heaven #4166 Dal mare dell’immaginazione, 21 aprile, 2012
Dio disse:
Salve. PermettiMi di introdurti a Me, il Me di te. In realtà tu sei Me, ma ti mascheri come te. E, meraviglia delle meraviglie, arrivi a credere nella tua maschera. Ti sei affezionato alle tue parrucche acriliche e barbe incollate, per così dire, e alle espressioni sul tuo viso. Che cosa faresti senza questa illusione di te? Come passeresti il tempo? Che cosa fingeresti allora, se la smettessi di fingere?
Tu, il tu che pensi di essere, sei piuttosto un’immagine stereotipato di te stesso. Mi hai coperto con abbellimenti di diversi generi. Hai disegnato un curriculum vitae niente male di te stesso, ed hai preso a cuore ogni parola di esso, qualunque sia la luce in cui ti mette.
Mi hai dipinto come molto lontano e proprio troppo buono per te, non è vero? Hai creato un’illusione di Me, come hai creato un’illusione di te stesso. Ci hai portati entrambi agli estremi.
Laddove c’è Unità, non può esserci alcun estremo. Nessun estremo. Non può esserci alcun altro. Soltanto nell’illusione possiamo Noi, che in realtà siamo Uno, esistere apparentemente come due, entrambi un’apparenza confusa, un’immagine confusa, fuori fuoco, una foto fatta da un’ambientazione inesatta. L’immagine che vedi, non è realmente quello che hai fotografato. Una foto indistinta. Un’immagine confusa. Fuori fuoco, vista male, letta male, immagine incollata su immagine, incollata, quando, in verità, esiste Uno, non un’immagine, e niente immagini successive, ma, oh, sì, enormemente fortunatamente sì, la Cosa Vera.
Io sono reale, e niente altro è. Nemmeno una cosa a te familiare è vera, tranne Me che sono, precisamente, la Verità di te, anche se tu non ci credi. Sei stato indottrinato a minimizzare te stesso.
Proprio ora, mentre stiamo parlando, questa è una conversazione immaginaria che sembriamo avere. Si può dire che Io sto parlando a Me Stesso. Non c’è nessun altro a cui parlare. Eppure ciò che sento è il riverbero di Me Stesso, e sono felice. Sono molto felice.
E se, per un attimo, tu agisci come se fossi un’entità separata da Me, allora così sembrerai essere per un po’. Saremo una sorta di cospirazione, un’illusione, che l’intero mondo esistente sembra appoggiare o ostentare, considerare importante, quando il tutto è una tempesta in un bicchiere, un cirripede su un sasso, una creatura del mare dell’immaginazione.
E che grande immaginazione hai. Tu riesci, solo temporaneamente certo, a spingerti al margine della strada, come se fossi ausiliare, mentre sei totalmente, realmente, l’Uno di Me, l’Uno di Uno. Non posso dire Uno di Tutto, perché non esiste alcun Tutto.
La totalità è Unità. Non esiste altro che Unità. L’Unità soltanto è, e l’Unità è così colma di Pienezza e Bellezza e, nel tuo caso, piena di esseri ed eventi immaginari, una fantasia che è presa per vera. Anche se si tratta di una storia, e, se è per questo, di una storia selvaggia, essa è mantenuta come vera, anche se la Verità è qualcosa di diverso da contemplare.
Naturalmente, la Verità non può essere realmente contemplata. Può solo essere. La Verità è. La Verità dell’Essere è Io, e Io sono te, e tu sei Me, e Unità è fiorente, e tu sei Unità.
Naturalmente, nel mondo, così com’è, non puoi andare in giro a dire: “Io sono Dio”, anche se questa è la Realtà, lo capisci, nevvero?
Io sono Uno. E questa è tutta la storia. Questa è l’Unica Verità, e tu, amato, Mio amato Sé, non esisti, eccetto che come Me Stesso.
Heavenletters
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Traduzione di Paula Launonen